La sessualità: omosessualità e transessualità

Le risposte alle domande sono a cura del teologo Mons. Costantino Di Bruno, Assistente Centrale del Movimento Apostolico.

D. L’omosessualità è una patologia o un vizio?

R. Il problema non è se l’omosessualità è una patologia o un vizio. Il punto è che l’esercizio della sessualità maschile e femminile può avvenire solo all’interno di un istituto che si chiama matrimonio, come dice il testo sacro: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre si unirà alla sua donna e i due saranno una carne sola”. Un omosessuale non può creare una sola carne, aperta alla vita, perché manca la differenza. Per assurdo, se noi creassimo una società di soli omosessuali dopo trent’anni scomparirebbe l’umanità perché manca la differenza che è costitutiva, essenziale alla famiglia umana, senza differenza non c’è vita. L’esercizio può essere solo all’interno del matrimonio: “Non divida l’uomo ciò che Dio unisce”, e come si fa una carne sola dove non c’è la differenza, dove non c’è l’alterità, dove non c’è la specificità femminile o maschile. La fede questo ci dice.

D. Rispetto all’adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale. Fermo restando che un bambino deve crescere in una famiglia dove sia presente un una figura maschile e una figura femminile, di fronte a un bambino solo e abbandonato non è forse preferibile che possa essere adottato da una coppia omosessuale?

R. Questo modo di ragionare era tipico dei sadducei al tempo di Gesù che prendevano il caso limite e lo ponevano come principio di vita. L’adozione comporta che ci sia una coppia, altrimenti non si può parlare di figlio, la coppia è essenziale perché il figlio possa nascere, crescere, svilupparsi, possa camminare nella verità della sua natura. Ognuno di noi ha una verità naturale sacrosanta, e noi dobbiamo trovare le vie, gli istituti, le risorse per rispettare la verità naturale del bambino, e la verità naturale del bambino è una sola, che lui ha bisogno di un uomo e una donna, questa è un’esigenza di vita che se non viene rispettata il bambino cresce male e può anche essere deturpato nella sua natura. In un caso di grave difficoltà si può sempre chiedere a una persona di avere cura e attenzione del bambino, e la carità cristiana è essenziale in questo, perché l’aiuto in questi casi attesta la nostra formazione vera cristiana. Anche Gesù quando è venuto al mondo poteva nascere da Maria sola, però Dio gli ha messo un padre e una madre accanto, e Dio sempre attraverso l’autorità paterna e materna agiva e interveniva nella famiglia di Nazareth. Anche se Giuseppe è solo padre di adozione di Cristo, però egli lo adottò, lo fece suo, lo fece crescere, lo nutrì, è stato per Cristo Signore un esempio di vita concreta ogni giorno perché un bambino per crescere ha bisogno di una esemplarità, di un amore completo, un amore a metà non è sufficiente perché un amore a metà spezza il bambino. Noi dobbiamo essere capaci di assicurare il meglio, ed è nostro obbligo rispettare la verità della natura dell’altro.

D. Nel rapporto di amicizia con una persona che ci confessa di essere omosessuale, come dobbiamo comportarci?

R. Noi cristiani abbiamo un comandamento che dice: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. E nel prossimo non c’è distinzione né di amico, né di nemico, né di uomo e né di donna, né di peccatore e né di santo, né di giusto e né di ingiusto, né di persona che vive una sua sessualità in modo ordinato e né di un’altra persona che per causa che noi non vogliamo giudicare non la vive. Il rispetto, l’amore, la comprensione nella legge evangelica và data a tutti. La Chiesa non è contro nessuno, perché è madre di tutti, sono tutti suoi figli, perché sono tutti venuti da Dio. Non c’è discriminazione. Io non ho mai fatto discriminazione come confessore fra peccato e peccato, ma ho sempre insegnato la verità di Dio, perché la verità di Dio va insegnata. Non è l’omosessualità in sé peccato ma è l’esercizio al di fuori del matrimonio, ma questo vale anche per un eterosessuale se usa la sessualità al di fuori dell’istituto matrimoniale. La Chiesa la verità di Dio la deve pur affermare, e ognuno nella sua libertà l’ascolta, nella sua responsabilità la può rifiutare, ma bisogna sapere che la diversità è essenziale alla vita umana sulla terra. Anche alla vita fisica è essenziale la differenza e un bambino che cresce con un padre e una madre non è come un bambino che cresce con un genitore solo, gli manca una parte di vita che poi non si costituisce più. Ecco perché il divorzio è una piaga perché uccide la vita futura, la turba. Si può anche non credere ma la natura vuole essere rispettata nelle sue leggi, che vengono dal Signore, e la verità opera sempre, come la falsità, la verità produce frutti di vita, la falsità frutti di morte. Noi dobbiamo rispettare tutti secondo il comandamento dell’amore, ma la comprensione non è giustificazione e la scusa non è ammissione.

D. Leggendo il CCC si legge che ciascuno di noi deve riconoscere la propria identità sessuale. Vi chiedo: in che modo si riconosce la propria identità sessuale e si accetta? La non accettazione della propria identità sessuale può portare alla omosessualità?

R. Ognuno di noi la natura non se la fa, gli è data. Nel momento in cui la vita mi viene data cosa devo fare? La vita non viene concepita in un istante, perché ogni giorno viene donata dal padre e dalla madre, per cui fin da piccoli i genitori devono aiutare i propri figli ad accettarsi così come sono. A volte anche i genitori sbagliano perché non accettano i figli così come sono e colui che è uomo si vorrebbe fosse donna e chi è donna si vorrebbe fosse uomo. Ecco che attraverso i loro desideri i genitori possono incidere a non far si che il bambino possa accogliersi secondo la sua identità naturale. L’accoglienza della identità non viene solo da se stessi ma viene dalla famiglia, viene dall’ambiente, viene dalla Chiesa che ha il compito di spiegare ogni cosa. A volte voi siete soli abbandonati e questa solitudine non aiuta a che uno si possa accogliere. Ma la nostra verità è che noi non ci facciamo e ci dobbiamo per forza accogliere, ed è questo il cammino dell’uomo. Uno si deve accogliere nella sessualità, nei suoi limiti, nella sua precarietà, nella sua povertà. Oggi abbiamo questa difficoltà ad accoglierci nell’ambiente in cui siamo e si vorrebbe essere altro, un superamento che ti porta ad non accoglierti così come tu sei e devi cambiare sesso. L’accoglienza è legge di vita perché è legge della natura umana. La moderna società sta educando a non accogliersi più come si è, e questo anche nella forma fisica, e tutto va alterato, va cambiato. Ma la natura ha le sue leggi. A volte la medicina può aiutare ma ci vuole quel limite santo oltre il quale non si può andare perché io mi devo accogliere nella mia personalità, così come sono.

Da Salerno: D. Se da un lato nell’attuale società una mercificazione del sesso e dall’altro c’è quello di considerare il sesso quasi come una vergogna. Non le pare che ci sia uno sbilanciamento sulla sfera dei valori e dei comandamenti e si parli troppo spesso del sesso solo in senso negativo?

R. Il problema dipende dalla poca educazione e da una tradizione familiare ed ecclesiale che ha portato a questa accentuazione. La virtù santa che noi dobbiamo sempre vivere è l’equilibrio, la virtù che dona alla giusta questione il giusto peso. La sessualità per lungo tempo è stata vista come fonte di peccato. Siamo venuti meno nella formazione dell’uomo. Tutto ciò che è umano deve essere formato, educato, elevato, deve essere purificato ma con giuste maniere e giusto equilibrio. Bisogna capire la crescita di un ragazzo, di una ragazza, e ci vuole tanta pazienza, tanta saggezza, tanta abilità spirituale e non pensare che tutto sia peccato, sia male, sia da abolire. Nel passato è mancata questa educazione e fino a poco tempo fa si aveva anche paura anche di dire a un bambino come si nasceva, e per tanto tempo è venuta a mancare la formazione e il bambino si formava sulla strada con i grandi che lo ammaliziavano con i sottintesi. L’umanità è sessuata e G.P. II lo dice nella sua lettera Mulieris Dignitatem, afferma che se la sessualità maschile e femminile se si mettono in comunione fanno cose stupende. Se poi si riduce tutto al sesso allora c’è la morte della sessualità perché non è solo il sesso la sessualità, è la persona umana che è diversa a la diversità concorre alla vita. Bisogna formare, bisogna dire cos’è la vita umana. Cristo ha questa libertà, e prende la donna e la inserisce nel suo mistero di salvezza. Sono stupendi i suoi dialoghi con alcune donne, nel vangelo (la samaritana, la peccatrice, ecc…). Oggi alcune donne sono trattate come schiave, come serve, come oggetto, solo corpo. Questa non è sessualità, perché la sessualità è la nobiltà dell’essere umano, perché Dio ha fatto così la donna e l’ha voluto perché desse lustro alla nostra società con tutto quello che è il rapporto della sua ricchezza interiore ed esteriore. Così pensava Cristo e così dobbiamo pensare anche noi. Se si riduce la sessualità solo al momento del sesso o a quel momento di passione è sbagliato, perché questo lo fa l’animale non l’uomo e la donna che debbono invece ricomporre quell’essere diviso, ma non per un attimo ma per la vita. Ognuno è una ricchezza per la società e questa ricchezza va messa al suo giusto posto. Nella scrittura Dio ha affidato il governo del mondo all’uomo e alla donna, insieme. Nel Movimento Apostolico a chi ha affidato il Signore la missione di fare qualcosa? A una donna. Riflettiamo sul genio femminile della ispiratrice, dell’amore e della dolcezza, osserviamo la sua femminilità come ricompare in ogni momento: una carezza, un sorriso, una parola dolce, un incoraggiamento. Lei con una sola parola che sgorga dal suo cuore di donna ti salva un’assemblea. La signore Maria non è un oggetto neutro è una donna, che ti parla da donna, che ha una sensibilità da donna. Anche nella Chiesa bisogna ricomporre questa unità non in senso fisico ma in senso spirituale, altrimenti manca la metà. L’unità va ricomposta.

Da Salerno: D. Quale decisione ha preso la Chiesa sull’ermafroditismo?

R. Quando parliamo di ermafroditismo si fa riferimento a persone che sono uomo e donna insieme. La Chiesa neanche queste persone ha escluso dal sacramento del matrimonio. Ma prima del matrimonio ha sempre chiesto a questi fratelli di fare una scelta, vivere solo una parte di se stessi, perché nessuno è perfetto ed è completo in se stesso e ha bisogno dell’altra parte per ricomporsi. C’è bisogno che ognuno agisca per compiere la sua ricomposizione fisica e la ricomposizione spirituale. Dove questo non avviene si cerca poi nello stesso sesso la complementarietà che manca, e si va con la stessa parte sessuale e si combinano i guai. Alla Chiesa è affidato il compito di ricomporre l’uomo e la donna nella loro dimensione spirituale, e questo deve avvenire ad ogni ambito.

D. Se due persone dello stesso che si amano mettono da parte la sfera sessuale nel loro rapporto e vivono solamente la dimensione del sentimento, è comunque peccato?

R. Tutto ciò che resta nell’ordine dell’amicizia si può fare. Ma il matrimonio và oltre l’amicizia, perché lo sposalizio richiede la differenza dei sessi, altrimenti non ci può essere il matrimonio perché mancherebbe la materia, il soggetto. Il soggetto del matrimonio è un uomo e una donna che siano capaci dell’unità fisica, altrimenti il matrimonio è nullo perché manca uno dei fini essenziali del matrimonio, quello unitivo (l’altro fine essenziale del matrimonio è il procreativo). Tu puoi sempre rimanere nell’ambito dell’amicizia. La Chiesa questo non lo ha mai negato, e anche nella storia della Chiesa i tanti santi e le tante sante che hanno vissuto un’amicizia profonda ce lo testimoniano, loro sono sempre rimasti nell’ambito dell’amicizia, non hanno prevaricato.

D. La Chiesa dialoga con le associazioni di omosessuali e transessuali sparse per il mondo? Se un giovane scopre di essere omosessuale come deve comportarsi?

R. La Chiesa è madre e aiuta sempre, non abbandona mai nessuno. Anche a livello di pastorale ordinaria il sacerdote cosa fa: aiuta, illumina, solleva, fa capire, conduce, difende. La Chiesa è madre che va incontro all’uomo, è medico che guarisce. Il problema è se l’altro si vuol lasciare aiutare a camminare secondo la verità di Dio. Se ci si scopre omosessuali la prima cosa da fare è non drammatizzare. Si cerca di essere comprensivi, di illuminarlo, e lo si aiuta in ogni modo. Perciò lo si conduce da una persona capace, un esperto nelle scienze umane che può aiutare bene, e questa è una cosa santa. Dobbiamo essere delicati, dialogare, e collaborare con coloro che possono aiutare bene. Uno dei problemi che noi abbiamo è la solitudine fisica, la solitudine spirituale, la solitudine morale, la solitudine psicologica e la solitudine operativa. Il Qòelet dice: “Guai a colui che è solo”, e poiché non si può fare tutto bisogna avvalersi dell’altro. Nella Chiesa si sta instaurando la collaborazione a tutti i livelli con: medici, psichiatri, pedagoghi, psicanalisti, e ognuno aiuta con la sua particolare grazia e questo produce molti frutti e aiuta il fratello a risollevarsi. Nella nostra società c’è il brutto vizio di non comprendere l’altro nelle sue problematiche, e un ragazzo che si dovesse scoprire omosessuale passa una difficoltà immane perché gli altri lo deridono, lo mortificano, lo prendono in giro e quello si chiude in se stesso e può cadere nelle mani sbagliate. Ecco perché è necessario lavorare insieme.

D. Il CCC dice che gli atti immorali sono disordinati. Che cosa vuol dire?

R. Tutta la creazione è ordinata e anche nella creazione dell’uomo Dio ha messo un altro ulteriore ordine. Il disordine è uscire da questa meravigliosa sinfonia che Dio ha disposto. Oggi di disordine c’è né tanto. Il rapporto sessuale è fra un uomo e una donna all’interno del matrimonio, altrimenti siamo nel disordine.

Indicazioni fornite da Mons. Costantino Di Bruno per la preparazione dell’incontro:

– Catechismo della Chiesa Cattolica dal numero 2331 al numero 2391
– GMG 2005: Il mondo dei giovani: chi sono? Che cosa cercano?
– Genesi 19, 1-29.
– Romani 1, 24-27.
– 1 Corinzi 6,10.
– 1 Timoteo 1,10.