Novena in onore della B.V. Maria Immacolata – PRIMO GIORNO

novena immacolata 2016

L’ANGELO GABRIELE FU MANDATO DA DIO

In una città della Galilea vive una giovane donna, umile, semplice, sconosciuta al mondo. Solo Dio la conosce e sa chi è e cosa Lui vuole fare di Lei. A questa donna, vergine, in procinto di sposarsi con Giuseppe, un discendente della casa di Davide, Dio decide che è tempo di manifestare ciò che Lui ha deciso per Lei fin dai secoli eterni. Senza alcuna enfasi, il Vangelo secondo Luca dice con parole essenziali: “Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe”. Il sesto mese è il tempo che intercorre tra l’annunzio fatto dallo stesso Angelo a Zaccaria nel tempio di Gerusalemme e quello che oggi viene fatto a Maria. Tra i due annunci vi è una distanza temporale di appena sei mesi.

Il ricorso alla presenza dell’Angelo del Signore o al suo invio non è in alcun modo un genere letterario. L’Angelo attesta che vi sono due mondi, quello visibile e quello invisibile, quello di Dio e quello degli uomini, quello della terra e quello del Cielo. Questi due mondi entrano in comunione non per volontà del mondo visibile, ma per decisione del mondo invisibile. Che sia il mondo invisibile reale e non immaginario lo si deduce dai frutti che esso produce.

Dio, “mondo invisibile eterno, onnipotente, sapiente, persona o trinità di persone nella sola natura divina”, decide di creare il mondo fuori di Lui. Il primo intervento dell’invisibile è per creazione del visibile e anche delle realtà invisibili, spirituali. È questo il primo articolo della nostra fede: “Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”. Dopo la creazione, Dio entra in contatto con l’uomo, creatura fatta da Lui a sua immagine e somiglianza, per manifestarsi il fine della sua stessa creazione (Gen 1,1-31). Ed anche per rivelargli le due vie: quella della vita e quella della morte, completando l’opera della creazione con il dono della donna all’uomo (Gen 2,1-25).

Sappiamo che l’uomo trasgredì il comando del suo Dio, disobbedì alla sua verità, da uomo per la vita divenne un uomo per la morte. Ancora una volta Dio entra in contatto con la sua creatura: con il serpente, con la donna, con l’uomo, in modo diretto (Gen 3,1-24). In modo diretto, cioè con intervento personale, Dio entra in contatto con Caino, con Noè, con gli abitanti di Babele, Con Abramo. Non ci sono mediatori tra Dio e gli uomini. Dio scende, parla, dice, chiama, rivela, ordina, comanda, promette. Ma sempre lui direttamente. Che sia Lui, proprio Lui, e che non sia immaginazione, fantasia, pensiero dell’uomo, sono i frutti che ogni intervento di Dio produce nella storia. È il frutto che attesta la realtà della presenza di Dio.

Al tempo di Abramo si introduce un’altra modalità di presenza del mondo di lassù: quella angelica, anche se nei primi momenti è difficile distinguere la presenza di mediazione e quella diretta. L’Angelo del Signore spesso potrebbe essere il Signore. Ma poi a poco a poco l’Angelo è l’Angelo e il Signore è il Signore. Se l’Angelo è l’Angelo siamo dinanzi ad una vera presenza di mediazione attraverso questi “Puri spiriti” che si manifestano per rivelare agli uomini la divina volontà. Offriamo ora tutti i passi dell’Antico Testamento in cui si parla di mediazione angelica, anche se alcune volte essa è mediazione diretta del Signore.

Allora Sarài disse ad Abram: «L’offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho messo in grembo la mia schiava, ma da quando si è accorta d’essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!». Abram disse a Sarài: «Ecco, la tua schiava è in mano tua: trattala come ti piace». Sarài allora la maltrattò, tanto che quella fuggì dalla sua presenza. La trovò l’angelo del Signore presso una sorgente d’acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, e le disse: «Agar, schiava di Sarài, da dove vieni e dove vai?». Rispose: «Fuggo dalla presenza della mia padrona Sarài». Le disse l’angelo del Signore: «Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa». Le disse ancora l’angelo del Signore: «Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla, tanto sarà numerosa». Soggiunse poi l’angelo del Signore: «Ecco, sei incinta: partorirai un figlio e lo chiamerai Ismaele, perché il Signore ha udito il tuo lamento. Egli sarà come un asino selvatico; la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti contro di lui, e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli». Agar, al Signore che le aveva parlato, diede questo nome: «Tu sei il Dio della visione», perché diceva: «Non ho forse visto qui colui che mi vede?» (Gen 16,5-13).

I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: “Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città” (Gen 19, 1.15). Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: “Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova (Gen 21, 17).

Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo «Il Signore vede»; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».

L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce» (Gen 22,9-18).

Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di là una moglie per il mio figlio. Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre (Gen 24, 7.40). Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa (Gen 28, 12). L’angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi (Gen 31, 11). Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio (Gen 32, 2).

L’angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi giovinetti! Sia ricordato in essi il mio nome e il nome dei miei padri Abramo e Isacco e si moltiplichino in gran numero in mezzo alla terra!” (Gen 48, 16). L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava (Es 3, 2(, L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro (Es 14, 19). Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato (Es 23, 20). Quando il mio angelo camminerà alla tua testa e ti farà entrare presso l’Amorreo, l’Hittita, il Perizzita, il Cananeo, l’Eveo e il Gebuseo e io li distruggerò (Es 23, 23).

Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato” (Es 32, 34). Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo, l’Amorreo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo (Es 33, 2). Noi gridammo al Signore ed egli udì la nostra voce e mandò un angelo e ci fece uscire dall’Egitto; eccoci ora in Kades, che è città ai tuoi estremi confini (Nm 20, 16). Ma l’ira di Dio si accese perché egli era andato; l’angelo del Signore si pose sulla strada per ostacolarlo. Egli cavalcava l’asina e aveva con sé due servitori (Nm 22, 22).

L’asina, vedendo l’angelo del Signore che stava sulla strada con la spada sguainata in mano, deviò dalla strada e cominciò ad andare per i campi. Balaam percosse l’asina per rimetterla sulla strada (Nm 22, 23). Allora l’angelo del Signore si fermò in un sentiero infossato tra le vigne, che aveva un muro di qua e un muro di là (Nm 22, 24). L’asina vide l’angelo del Signore, si serrò al muro e strinse il piede di Balaam contro il muro e Balaam la percosse di nuovo (Nm 22, 25). L’angelo del Signore passò di nuovo più avanti e si fermò in un luogo stretto, tanto stretto che non vi era modo di ritirarsi né a destra, né a sinistra (Nm 22, 26). L’asina vide l’angelo del Signore e si accovacciò sotto Balaam; l’ira di Balaam si accese ed egli percosse l’asina con il bastone (Nm 22, 27).

Allora il Signore aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l’angelo del Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam si inginocchiò e si prostrò con la faccia a terra (Nm 22, 31). L’angelo del Signore gli disse: “Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino, perché il cammino davanti a me va in precipizio (Nm 22, 32). Allora Balaam disse all’angelo del Signore: “Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi posto contro di me sul cammino; ora se questo ti dispiace, io tornerò indietro” (Nm 22, 34). L’angelo del Signore disse a Balaam: “Và pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò”. Balaam andò con i capi di Balak (Nm 22, 35).

Ora l’angelo del Signore salì da Gàlgala a Bochim e disse: “Io vi ho fatti uscire dall’Egitto e vi ho condotti nel paese, che avevo giurato ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto: Non romperò mai la mia alleanza con voi (Gdc 2, 1). Appena l’angelo del Signore disse queste parole a tutti gli Israeliti, il popolo alzò la voce e pianse (Gdc 2, 4). Maledite Meroz – dice l’angelo del Signore – maledite, maledite i suoi abitanti, perché non vennero in aiuto al Signore, in aiuto al Signore tra gli eroi (Gdc 5, 23).

Ora l’angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita. Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel frantoio per sottrarlo ai Madianiti. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!». Gedeone gli rispose: «Perdona, mio signore: se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: “Il Signore non ci ha fatto forse salire dall’Egitto?”. Ma ora il Signore ci ha abbandonato e ci ha consegnato nelle mani di Madian». Allora il Signore si volse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?». Gli rispose: «Perdona, mio signore: come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre». Il Signore gli disse: «Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo». Gli disse allora: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti». Rispose: «Resterò fino al tuo ritorno». Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un’efa di farina fece focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. L’angelo di Dio gli disse: «Prendi la carne e le focacce azzime, posale su questa pietra e vèrsavi il brodo». Egli fece così. Allora l’angelo del Signore stese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; dalla roccia salì un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime, e l’angelo del Signore scomparve dai suoi occhi. Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse: «Signore Dio, ho dunque visto l’angelo del Signore faccia a faccia!». Il Signore gli disse: «La pace sia con te, non temere, non morirai!». Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò «Il Signore è pace». Esso esiste ancora oggi a Ofra degli Abiezeriti.

In quella stessa notte il Signore gli disse: «Prendi il giovenco di tuo padre e un secondo giovenco di sette anni, demolisci l’altare di Baal che appartiene a tuo padre, e taglia il palo sacro che gli sta accanto. Costruisci un altare al Signore, tuo Dio, sulla cima di questa roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi prendi il secondo giovenco e offrilo in olocausto sulla legna del palo sacro che avrai tagliato». Allora Gedeone prese dieci uomini fra i suoi servitori e fece come il Signore gli aveva ordinato; ma temendo di farlo di giorno, per paura dei suoi parenti e della gente della città, lo fece di notte. Quando il mattino dopo la gente della città si alzò, ecco che l’altare di Baal era stato demolito, il palo sacro accanto era stato tagliato e il secondo giovenco era offerto in olocausto sull’altare che era stato costruito. Si dissero l’un altro: «Chi ha fatto questo?». Investigarono, si informarono e dissero: «Gedeone, figlio di Ioas, ha fatto questo». Allora la gente della città disse a Ioas: «Conduci fuori tuo figlio e sia messo a morte, perché ha demolito l’altare di Baal e ha tagliato il palo sacro che gli stava accanto». Ioas rispose a quanti insorgevano contro di lui: «Volete difendere voi la causa di Baal e venirgli in aiuto? Chi vorrà difendere la sua causa sarà messo a morte prima di domattina; se è davvero un dio, difenda da sé la sua causa, per il fatto che hanno demolito il suo altare». Perciò in quel giorno Gedeone fu chiamato Ierub‑Baal, perché si disse: «Baal difenda la sua causa contro di lui, perché egli ha demolito il suo altare».

Tutti i Madianiti, Amalèk e i figli dell’oriente si radunarono, passarono il Giordano e si accamparono nella valle di Izreèl. Ma lo spirito del Signore rivestì Gedeone; egli suonò il corno e gli Abiezeriti furono convocati al suo seguito. Egli mandò anche messaggeri in tutto Manasse, che fu pure chiamato a seguirlo; mandò anche messaggeri nelle tribù di Aser, di Zàbulon e di Nèftali, le quali vennero a unirsi agli altri.

Gedeone disse a Dio: «Se tu stai per salvare Israele per mano mia, come hai detto, ecco, io metterò un vello di lana sull’aia: se ci sarà rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resterà asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano, come hai detto». Così avvenne. La mattina dopo Gedeone si alzò per tempo, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d’acqua. Gedeone disse a Dio: «Non adirarti contro di me; io parlerò ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello, una volta ancora: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il terreno». Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno (Gdc 6,1-40).

Gli Israeliti tornarono a fare quello che è male agli occhi del Signore e il Signore li consegnò nelle mani dei Filistei per quarant’anni. C’era allora un uomo di Sorea, della tribù dei Daniti, chiamato Manòach; sua moglie era sterile e non aveva avuto figli. L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guàrdati dal bere vino o bevanda inebriante e non mangiare nulla d’impuro. Poiché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio fin dal seno materno; egli comincerà a salvare Israele dalle mani dei Filistei». La donna andò a dire al marito: «Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto maestoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’impuro, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte”».

Allora Manòach pregò il Signore e disse: «Perdona, mio Signore, l’uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c’insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro». Dio ascoltò la preghiera di Manòach e l’angelo di Dio tornò ancora dalla donna, mentre stava nel campo; ma Manòach, suo marito, non era con lei. La donna corse in fretta a informare il marito e gli disse: «Ecco, mi è apparso quell’uomo che venne da me l’altro giorno». Manòach si alzò, seguì la moglie e, giunto da quell’uomo, gli disse: «Sei tu l’uomo che ha parlato a questa donna?». Quegli rispose: «Sono io». Manòach gli disse: «Quando la tua parola si sarà avverata, quale sarà la norma da seguire per il bambino e che cosa dovrà fare?». L’angelo del Signore rispose a Manòach: «Si astenga la donna da quanto le ho detto: non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d’impuro; osservi quanto le ho comandato». Manòach disse all’angelo del Signore: «Permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!». L’angelo del Signore rispose a Manòach: «Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore». Manòach non sapeva che quello era l’angelo del Signore. Manòach disse all’angelo del Signore: «Come ti chiami, perché ti rendiamo onore quando si sarà avverata la tua parola?». L’angelo del Signore gli rispose: «Perché mi chiedi il mio nome? Esso è misterioso». Manòach prese il capretto e l’offerta e sulla pietra li offrì in olocausto al Signore che opera cose misteriose. Manòach e la moglie stavano guardando: mentre la fiamma saliva dall’altare al cielo, l’angelo del Signore salì con la fiamma dell’altare. Manòach e la moglie, che stavano guardando, si gettarono allora con la faccia a terra e l’angelo del Signore non apparve più né a Manòach né alla moglie. Allora Manòach comprese che quello era l’angelo del Signore. Manòach disse alla moglie: «Moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio». Ma sua moglie gli disse: «Se il Signore avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l’olocausto e l’offerta, non ci avrebbe mostrato tutte queste cose né ci avrebbe fatto udire proprio ora cose come queste» (Gdc 3,1-23).

E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per distruggerla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo che distruggeva il popolo: “Basta; ritira ora la mano!” (2Sam 24, 16). Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: “Io ho peccato; io ho agito da iniquo; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!” (2Sam 24, 17). Quegli disse: “Anch’io sono profeta come te; ora un angelo mi ha detto per ordine di Dio: Fallo tornare con te nella tua casa, perché mangi e beva qualcosa”. Egli mentiva a costui (1Re 13, 18)-

Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb (1Re 19,1-8).

Ma l’angelo del Signore disse a Elia il Tisbita: “Su, va’ incontro ai messaggeri del re di Samaria. Dì loro: Non c’è forse un Dio in Israele, perché andiate a interrogare Baal-Zebub, dio di Accaron? (2Re 1, 3). L’angelo del Signore disse a Elia: “Scendi con lui e non aver paura di lui”. Si alzò e scese con lui dal re (2Re 1, 15). Ora in quella notte l’angelo del Signore scese e percosse nell’accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini. Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco, quelli erano tutti morti (2Re 19, 35). fra tre anni di carestia, tre mesi di fuga per te di fronte ai tuoi avversari, sotto l’incubo della spada dei tuoi nemici, e tre giorni della spada del Signore con la peste che si diffonde sul paese e l’angelo del Signore che porta lo sterminio in tutto il territorio di Israele. Ora decidi che cosa io debba riferire a chi mi ha inviato” (1Cr 21, 12). Dio mandò un angelo in Gerusalemme per distruggerla. Ma, come questi stava distruggendola, il Signore volse lo sguardo e si astenne dal male minacciato. Egli disse all’angelo sterminatore: “Ora basta! Ritira la mano”. L’angelo del Signore stava in piedi presso l’aia di Ornan il Gebuseo (1Cr 21, 15).

Davide, alzati gli occhi, vide l’angelo del Signore che stava fra terra e cielo con la spada sguainata in mano, tesa verso Gerusalemme. Allora Davide e gli anziani, coperti di sacco, si prostrarono con la faccia a terra (1Cr 21, 16). L’angelo del Signore ordinò a Gad di riferire a Davide che salisse ad erigere un altare al Signore nell’aia di Ornan il Gebuseo (1Cr 21, 18). Ornan si volse e vide l’angelo; i suoi quattro figli, che erano con lui, si nascosero. Ornan stava trebbiando il grano (1Cr 21, 20). Il Signore ordinò all’angelo e questi ripose la spada nel fodero (1Cr 21, 27). ma Davide non osava recarsi là a consultare Dio perché si era molto spaventato di fronte alla spada dell’angelo del Signore (1Cr 21, 30).

Il Signore mandò un angelo, che sterminò tutti i guerrieri valorosi, ogni capo e ogni ufficiale, nel campo del re d’Assiria. Questi se ne tornò, con la vergogna sul volto, nel suo paese. Entrò nel tempio del suo dio, dove alcuni suoi figli, nati dalle sue viscere, l’uccisero di spada (2Cr 32, 21).

Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio (Tb 5, 4). Tobi gli disse: “Sia con te la benedizione, o fratello!”. Si rivolse poi al figlio e gli disse: “Figlio, prepara quanto occorre per il viaggio e parti con questo tuo fratello. Dio, che è nei cieli, vi conservi sani fin là e vi restituisca a me sani e salvi; il suo angelo vi accompagni con la sua protezione, o figliuolo!” (Tb 5, 17).

Non stare in pensiero, non temere per loro, o sorella. Un buon angelo infatti lo accompagnerà, riuscirà bene il suo viaggio e tornerà sano e salvo” (Tb 5, 22). Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e s’avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri (Tb 6, 1). Ma l’angelo gli disse: “Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire”. Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva (Tb 6, 3). Gli disse allora l’angelo: “Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti” (Tb 6, 4). Allora il ragazzo rivolse all’angelo questa domanda: “Azaria, fratello, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?” (Tb 6, 7).

E aggiunse: “Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi e benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito ma poi ha avuto pietà ed ecco, ora io contemplo mio figlio Tobia” (Tb 11, 14). Fece dunque venire l’angelo e gli disse: “Prendi come tuo salario la metà di tutti i beni che tu hai portati e va’ in pace” (Tb 12, 5). Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore” (Tb 12, 15). Ma l’angelo disse loro: “Non temete; la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli (Tb 12, 17). Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano per queste grandi opere, perché era loro apparso l’angelo di Dio (Tb 12, 22).

“Quando gli ufficiali del re assiro dissero bestemmie, venne il tuo angelo e ne abbatté centottantacinquemila (1Mac 7, 41). Quando gli uomini del Maccabeo vennero a sapere che quegli assediava le fortezze, tra gemiti e lacrime supplicarono con tutto il popolo il Signore che inviasse il suo angelo buono a salvare Israele (2Mac 11, 6). Invocando il Signore, si esprimeva in questo modo: “Tu, Signore, inviasti il tuo angelo al tempo di Ezechia re della Giudea ed egli fece perire nel campo di Sennàcherib centottantacinquemila uomini (2Mac 15, 22). Anche ora, sovrano del cielo, manda un angelo buono davanti a noi per incutere paura e tremore (2Mac 15, 23). Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti (Gb 4, 18).

Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all’uomo il suo dovere (Gb 33, 23). Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato (Sal 8, 6). L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva (Sal 33, 8). Siano come pula al vento e l’angelo del Signore li incalzi (Sal 34, 5). La loro strada sia buia e scivolosa quando li insegue l’angelo del Signore (Sal 34, 6).

L’uomo mangiò il pane degli angeli, diede loro cibo in abbondanza (Sal 77, 25). Chi sulle nubi è uguale al Signore, chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio? (Sal 88, 7). Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi (Sal 90, 11). Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola (Sal 102, 20). Di Davide. Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. A te voglio cantare davanti agli Angeli (Sal 137, 1). Lodatelo, voi tutti, suoi angeli, lodatelo, voi tutte, sue schiere (Sal 148, 2). Invece sfamasti il tuo popolo con un cibo degli angeli, dal cielo offristi loro un pane già pronto senza fatica, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto (Sap 16, 20). Egli colpì l’accampamento degli Assiri, e il suo angelo li sterminò (Sir 48, 21).

Ora l’angelo del Signore scese e percosse nell’accampamento degli Assiri centottantacinque mila uomini. Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco erano tutti cadaveri (Is 37, 36). in tutte le angosce. Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione egli li ha riscattati; li ha sollevati e portati su di sé, in tutti i giorni del passato (Is 63, 9). Poiché il mio angelo è con voi, egli si prenderà cura di voi (Bar 6, 6). Ma l’angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco (Dn 3, 49).

Benedite, angeli del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli (Dn 3, 58). Nabucodònosor prese a dire: “Benedetto il Dio di Sadrach, Mesach e Abdenego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro dio che il loro Dio (Dn 3, 95). Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male” (Dn 6, 23). Disse Daniele: “In verità, la tua menzogna ricadrà sulla tua testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti spaccherà in due” (Dn 13, 55). Disse Daniele: “In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano per spaccarti in due e così farti morire” (Dn 13, 59). L’angelo del Signore gli disse: “Porta questo cibo a Daniele in Babilonia nella fossa dei leoni” (Dn 14, 34).

Allora l’angelo del Signore lo prese per i capelli e con la velocità del vento lo trasportò in Babilonia e lo posò sull’orlo della fossa dei leoni (Dn 14, 36). Alzatosi, Daniele si mise a mangiare, mentre l’angelo di Dio riportava subito Abacuc nel luogo di prima (Dn 14, 39). Lottò con l’angelo e vinse, pianse e domandò grazia. Ritrovò Dio in Betel e là gli parlò (Os 12, 5). Io domandai: “Mio signore, che significano queste cose?”. L’angelo che parlava con me mi rispose: “Io t’indicherò ciò che esse significano” (Zc 1, 9). Si rivolsero infatti all’angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: “Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla” (Zc 1, 11). Allora l’angelo del Signore disse: “Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di aver pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant’anni!” (Zc 1, 12).

E all’angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone, piene di conforto (Zc 1, 13). Poi l’angelo che parlava con me mi disse: “Fa’ sapere questo: Così dice il Signore degli eserciti: Io sono ingelosito per Gerusalemme e per Sion di gelosia grande (Zc 1, 14). Domandai all’angelo che parlava con me: “Che cosa sono queste?”. Ed egli: “Sono le corna che hanno disperso Giuda, Israele e Gerusalemme” (Zc 2, 2). L’angelo che parlava con me uscì e incontrò un altro angelo (Zc 2, 7). Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo (Zc 3, 1).

L’angelo del Signore disse a satana: “Ti rimprovera il Signore, o satana! Ti rimprovera il Signore che si è eletto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone s costui un tizzone sottratto al fuoco?” (Zc 3, 2). Giosuè infatti era rivestito di vesti immonde e stava in piedi davanti all’angelo (Zc 3, 3). Poi soggiunse: “Mettetegli sul capo un diadema mondo”. E gli misero un diadema mondo sul capo, lo rivestirono di candide vesti alla presenza dell’angelo del Signore (Zc 3, 5).

Poi l’angelo del Signore dichiarò a Giosuè (Zc 3, 6). L’angelo che mi parlava venne a destarmi, come si desta uno dal sonno (Zc 4, 1). Allora domandai all’angelo che mi parlava: “Che cosa significano, signor mio, queste cose?” (Zc 4, 4). L’angelo mi domandò: “Che cosa vedi?”. E io: “Vedo un rotolo che vola: è lungo venti cubiti e largo dieci” (Zc 5, 2). Poi l’angelo che parlava con me si avvicinò e mi disse: “Alza gli occhi e osserva ciò che appare” (Zc 5, 5).

Domandai all’angelo che parlava con me: “Dove portano l’ efa costoro?” (Zc 5, 10). Domandai all’angelo che parlava con me: “Che significano quelli, signor mio?” (Zc 6, 4). E l’angelo: “Sono i quattro venti del cielo che partono dopo essersi presentati al Signore di tutta la terra (Zc 6, 5). In quel giorno il Signore farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra di loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l’angelo del Signore davanti a loro (Zc 12, 8). Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli Eserciti (Ml 3, 1).

Prima di presentarsi alla Vergine Maria, in Nazaret, l’Angelo Gabriele si era presentato a Zaccaria nel tempio di Gerusalemme, per annunziargli la nascita del Precursore del Messia.

Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccaria disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo» (Lc 1,8-20).

Gabriele è uno dei tre Angeli di cui si conosce il nome. Gli altri due sono Michele e Raffaele. Di Gabriele e Michele si parla per la prima volta nel Libro del Profeta Daniele. A Raffaele la Scrittura dedica tutto il Libro di Giobbe. Di Michele si parla ancora nella Lettera di Giuda e nell’Apocalisse. Di Gabriele solo in Daniele e nel Vangelo secondo Luca. I loro nomi rivelano la loro missione: Michele (Qui tu Deus?) è l’Angelo che combatte la battaglia della fede contro Satana e i suoi angeli. Gabriele (Nuntius Dei) è l’Angelo che porta le notizie da parte del Signore e anche le spiega. Raffaele (Medicina Dei) è l’Angelo del conforto, della guarigione, dell’aiuto, del sostegno. Raffaele accompagna l’uomo nel viaggio sofferto della vita.

Intesi la voce di un uomo, in mezzo all’Ulai, che gridava e diceva: “Gabriele, spiega a lui la visione” (Dn 8, 16). Mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l’ora dell’offerta della sera (Dn 9, 21). L’angelo gli rispose: “Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio ( Lc 1, 19). Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret (Lc 1, 26).

Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni: però Michele, uno dei primi prìncipi, mi è venuto in aiuto e io l’ho lasciato là presso il principe del re di Persia (Dn 10, 13). Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe, (Dn 10, 21). Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro (Dn 12, 1).

L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore! (Gd 1, 9). Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi Angeli (Ap 12, 7).

E fu mandato Raffaele a guarire i due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di Tobi, perché con gli occhi vedesse la luce di Dio; a dare Sara, figlia di Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a liberarla dal cattivo demonio Asmodeo. Di diritto, infatti, spettava a Tobia di sposarla, prima che a tutti gli altri pretendenti. Proprio allora Tobi rientrava dal cortile in casa e Sara, figlia di Raguele, stava scendendo dalla camera (Tb 3, 17). Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio (Tb 5, 4). Quando Raffaele disse al ragazzo: “Fratello Tobia!”. Gli rispose: “Eccomi”. Riprese: “Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara (Tb 6, 11).

Allora Tobia rispose a Raffaele: “Fratello Azaria, ho sentito dire che essa è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti (Tb 6, 14). Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l’amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei (Tb 6, 19). Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: “Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara” (Tb 7, 9).

Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso (Tb 8, 2). L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi (Tb 8, 3). Allora Tobia chiamò Raffaele e gli disse (Tb 9, 1). Partì dunque Raffaele per Rage di Media con quattro servi e due cammelli. Alloggiarono da Gabael. Raffaele gli presentò il documento e insieme lo informò che Tobia, figlio di Tobi, aveva preso moglie e lo invitava alle nozze. Gabael andò subito a prendere i sacchetti, ancora con i loro sigilli e li contò in sua presenza; poi li caricarono sui cammelli (Tb 9, 5).

Quando furono nei pressi di Kaserin, di fronte a Ninive, disse Raffaele (Tb 11, 1). Allora s’incamminarono tutti e due insieme. Poi Raffaele gli disse: “Prendi in mano il fiele”. Il cane li seguiva (Tb 11, 4). Raffaele disse a Tobia prima di avvicinarsi al padre: “Io so che i suoi occhi si apriranno (Tb 11, 7). Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: “Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non trascurate di ringraziarlo (Tb 12, 6). Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore”. (Tb 12, 15).

Che si tratti di vera teofania, vera manifestazione da parte del Signore, è attestato dai frutti che dopo questo annunzio vengono prodotti nella storia. Sono frutti che nessuna mente umana, neanche volendo, avrebbe mai potuto pensare e mai potrà pensare. Sono frutti che tuttora sono negati dalla mente umana, perché ritenuti impossibili. Chi vuole sapere se si tratti di vera o falsa teofania, è sufficiente che osservi quanto la Parola del Signore inizia a maturare nella storia. Se non c’è trasformazione in bene della storia, mai ci si trova dinanzi ad una vera teofania. Una storia che rimane nel suo quotidiano peccato, attesta che ci si trova dinanzi alla fantasia dell’uomo. Dio scende per creare, trasformare, dare un nuovo corso alla storia.

Leggendo la Scrittura Santa, vediamo che ogni intervento di Dio ha trasformato profondamente, radicalmente la storia, orientandola verso la sua verità che non viene dalla terra, ma sempre dal Cielo, dal suo Signore e Creatore. Questo cambiamento è avvenuto con Noè, Abramo, Giuseppe, Mosè, Giosuè, Davide, Elia, Eliseo, Isaia, Geremia, Ezechiele. Il Nuovo Testamento, secondo il Vangelo di Luca, inizia con due interventi puntuali del Signore: con la rivelazione a Zaccaria nel tempio di Gerusalemme e alla Vergine Maria in Nazaret.

La Vergine Maria vive a Nazaret. È in procinto di sposare Giuseppe. Un uomo della casa di Davide: “Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe”. Già siamo orientati a pensare alla grande promessa fatta da Dio a Davide, circa mille anni prima. Dalla discendenza di Davide, dalla sua casa, nascerà un re dal regno eterno, nascerà il Messia, che è “l’oggetto essenziale” della profezia di Isaia e di altri profeti.

In questo primo giorno della Novena in onore della Beata Vergine Maria Immacolata è giusto che ognuno di noi si chieda: “Dio è sceso nella vita di questa donna e cielo e terra, eternità e tempo, Dio e l’uomo risultano “modificati” in eterno. Dio è anche sceso nella mia vita, ogni giorno scende con la sua Parola e la sua Eucaristia. Qual è il cambiamento in me, nella storia, nell’umanità che la discesa di Dio opera e pone in essere? Se non c’è cambiamento, è segno che io sono come una pietra. Ho il cuore di pietra, l’anima di ferro, lo spirito di bronzo. Con me il Signore nulla può fare. Ma io voglio, desidero, ardo nella volontà di lasciare al Signore che stravolga il mondo per mezzo di me? Senza il sono della mia volontà Dio nulla può operare”.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, in te e per te, tutto l’universo visibile e invisibile, tempo ed eternità, Dio e l’uomo sono stati immessi in un movimento unico e irripetibile. Concede anche a noi di offrire noi stessi a Dio perché per mezzo nostro dia al mondo un nuovo volto. Angeli e Santi, aiutateci per non siamo dinanzi al Signore ferro, bronzo, terra cotta.